SITO ARCHEOLOGICO LARON
Sulla costa abregana, nel territorio del Comune di Tar-Vabriga-Torre-Abrega, si trova il promontorio chiamato localmente Laron, oggi noto nella forma Loron. Questo promontorio si affaccia sulla bocca del golfo di Cervera ed è situato tra Santa Marina a nord e Vallelunga a sud.
Sulla costa abregana, nel territorio del Comune di Tar-Vabriga-Torre-Abrega, si trova il promontorio chiamato localmente Laron, oggi noto nella forma Loron. Questo promontorio si affaccia sulla bocca del golfo di Cervera ed è situato tra Santa Marina a nord e Vallelunga a sud.
Qui sorge uno dei siti archeologici di età romana più importanti della costa adriatica orientale. Il senatore Statilio Tauro Sisenna, console nel 10 d.C. e figlio di un uomo molto potente e vicino all’imperatore Augusto, possedeva una vasta proprietà che corrispondeva pressappoco all’attuale comune catastale di Abrega. Si trattava di ampi terreni gravitanti verso il porto di Santa Marina e soprattutto verso quello di Cervera. All’epoca il capoluogo dell’agro era Parentium e la zona di Cervera e della Val di Torre, alla foce del Quieto, rivestiva grande importanza per la navigazione.
La proprietà comprendeva vigneti, uliveti e boschi. Sulla baia di Vallelunga Sisenna fece costruire una grande fabbrica (figlina) per la produzione di anfore da olio istriane, classificate come Dressel 6B. Realizzata agli inizi del I secolo d.C., la fabbrica rimase attiva fino alla fine del III o agli inizi del IV secolo, producendo anfore sia per uso proprio sia per altri produttori locali.
Verso la baia di Santa Marina, nel luogo noto come Crkvina, si trovano invece i resti di una villa marittima. Oltre a essere una residenza, essa costituiva il centro amministrativo dell’intera proprietà. Villa e fabbrica furono costruite nello stesso periodo, entro il primo ventennio del I secolo, e concepite in modo unitario per sostenere le diverse funzioni dei due complessi.
La villa presentava una facciata di 120 metri sul mare, un cortile interno (peristilio) e due ali destinate agli ambienti residenziali, decorati con intonaci dipinti e pavimenti a mosaico. Alle spalle della zona residenziale e del giardino, in posizione leggermente sopraelevata verso l’interno, si trovavano gli spazi di servizio, le cantine per olio e vino e i torchi. Gli ambienti seguivano il naturale declivio del terreno verso il mare.
L’ingresso avveniva attraverso un portale a oriente; da qui, tramite una pedana e una scalinata in pietra ben squadrata, si accedeva al cortile interno e agli spazi abitativi. La villa era dotata di un torchio con due o tre presse e di una grande vasca per raccogliere i liquidi della lavorazione di vino e olio. I resti oggi visibili appartengono alla fase legata alla produzione dell’olio, anche se in origine si è ritenuto che i torchi fossero destinati al vino. In realtà, entrambe le produzioni erano presenti.
Accanto ai torchi si trovava un ampio vano seminterrato destinato alla conservazione dei prodotti. In quanto centro amministrativo, la villa comprendeva anche una serie di piccole stanze rettangolari, tutte simili, utilizzate come magazzini e uffici per la gestione della proprietà. Era inoltre dotata di una grande cisterna per l’acqua.
La fabbrica, situata a circa trecento metri in linea d’aria dalla villa, si sviluppava per 170 metri lungo la costa. Anch’essa organizzata attorno a un cortile interno, ospitava gli ambienti di produzione, i capannoni per l’essiccazione delle anfore e, sul lato nord, un imponente impianto con quattro grandi fornaci. Il cortile disponeva di una vasca con fontana, mentre il complesso includeva anche piccole terme e latrine.
Sul fronte mare si trovavano magazzini e moli, dove attraccavano le imbarcazioni per il carico delle anfore e dei materiali appena usciti dai forni. I bolli impressi sulle anfore permettono di ricostruire la storia della fabbrica e della proprietà. Dopo Sisenna, primo proprietario identificabile, la proprietà passò ad altri: in età neroniana appartenne a Calvia Crispinilla, mentre da Domiziano fino ad Adriano i bolli imperiali indicano il passaggio al demanio imperiale, condizione mantenuta fino al IV secolo.
Il periodo di massima produzione si colloca nel I secolo, quando l’olio istriano di Loron veniva esportato verso l’area padana, il Norico (odierna Austria) e le regioni pannoniche danubiane. La produzione continuò anche nei secoli II e III, sebbene senza bolli, e la sua diffusione in questa fase è meno chiara, pur essendo attestata in numerosi centri altoadriatici fino agli inizi del IV secolo.
A partire dal IV secolo, in età tardoantica, il sito cessò progressivamente la sua funzione produttiva e fu oggetto di un sistematico smantellamento: materiali e decorazioni, soprattutto della villa, vennero rimossi e riutilizzati altrove. La villa perse il ruolo centrale e divenne uno spazio destinato al recupero dei materiali. Anche la fabbrica fu abbandonata, sebbene nel V secolo si registrino ancora sporadiche presenze. Nel VI secolo l’intero complesso risulta definitivamente dismesso.
In età moderna, sotto il dominio veneziano, nell’area furono installati caricatori per il trasporto di legname e pietre, quando della villa e della fabbrica restavano ormai soltanto rovine.